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Giornalista, addetto stampa e portavoce: i ruoli dei professionisti dell’informazione

Nell’infinito oceano della comunicazione, dell’informazione e delle relative figure professionali esistono ruoli con confini molto sottili, quanto fondamentali: quella del giornalista e quella dell’addetto stampa. Iniziamo con un punto che questi due professionisti condividono, vale a dire la necessità di essere iscritti all’albo dell’Ordine dei Giornalisti. Entrambi hanno il dovere di aderire alla formazione continua e di rispettare la deontologia. Quello che differisce è il loro rapporto sull’approccio all’informazione.

Sostituendo il termine informazione con notizia, infatti, si entra in quella che è la principale differenza tra un addetto stampa e un giornalista in senso più stretto. Il giornalista è colui che informa, che divulga una notizia ai lettori e quindi alle masse. L’addetto stampa è invece colui che, attraverso comunicati stampa, offre al giornalista possibili notizie. Solo ciò che una redazione decide che è, effettivamente una notizia, la rende tale. Tutte le altre, invece, restano proposte offerte da un collega che è chiamato a diffondere contenuti finanziati da un cliente che ha intenzione di farsi conoscere.

L’importanza di avere un addetto stampa che sia iscritto all’ordine dei giornalisti garantisce il rispetto della differenza tra un servizio di informazione e pubblicità. È fondamentale, infatti, che venga salvaguardato l’aspetto legato alla notiziabilità di un contenuto, per garantire il servizio giornalistico e non quello di marketing. Ciò che differenzia, quindi, un contenuto da uno spazio pubblicitario.

Ma perché anche un addetto stampa deve essere un giornalista? Proprio per la definizione che la sua professione si porta in seno. Un cliente – sia esso un ente pubblico, un’azienda, un artista o chiunque senta l’esigenza di avere un ufficio stampa – sa che avrà a che fare con figure professionali che rispondono di quel che scrivono, con tutte le conseguenze del caso. Professionisti che si relazionano con altri professionisti, della stessa categoria, conoscendone i linguaggi e le finalità.

Il ruolo del portavoce

Ma ponendo un ulteriore focus sulla figura dell’informazione all’interno degli enti pubblici ecco che compare un’altra figura, questa non legata agli obblighi di appartenenza all’Odg: il portavoce. Un ruolo che risponde alla differenza tra informazione e comunicazione presente nell’art. 6 della legge n. 150: “le attività di informazione si realizzano attraverso il portavoce e l’ufficio stampa e quelle di comunicazione attraverso l’ufficio per le relazioni con il pubblico, nonché attraverso analoghe strutture quali gli sportelli per il cittadino, gli sportelli unici della pubblica amministrazione, gli sportelli polifunzionali e gli sportelli per le imprese”. Se chi informa, dunque, si relaziona con i media, il portavoce lo fa direttamente con i cittadini. Una differenza che la rende una figura che è legittimata, in ambito politico, a fare propaganda a favore del singolo politico, o amministrazione, cui fa riferimento. Un potere, questo, che non può, deontologicamente, appartenere a un giornalista.

Ma è proprio il ruolo del portavoce, in un contesto in cui i social sembrano essere diventati il canale comunicativo principale, è la nuova sfida da affrontare per un ordine professionale come quello dei giornalisti. Una sfida da vincere, per poter garantire la chiarezza e la professionalità verso la massa che deve essere adeguatamente informata.

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